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Testimonianza di Emanuele ... otto anni dopo

Prima ero solo Emanuele…

…e non giocavo, non giocavo quasi a nulla e quando giocavo non c’era mai il denaro di mezzo. Non ero un giocatore d’azzardo. In compenso avevo una vita piena, con molti interessi, tra cui la moto. Ad esempio ero capace di fare in un giorno 300, 400 km, così, per il solo piacere di andare in giro. Oppure leggevo. Leggevo molto e comprare libri per me era quasi una necessità vitale. E poi il cinema e la chitarra suonata con gli amici.

Già gli amici, pochi amici, ma splendidi.

E poi facevo volontariato con i ragazzi di una comunità alloggio.

Una bella vita insomma. Certo, un matrimonio andato male, ma non per quello ero solo.

Una vita bella, piena, ricca.

 

Per gli amici ero “la roccia”, quello su cui ci si può appoggiare nel momento del bisogno, quello che ha sempre la parola giusta, il consiglio giusto. Quello che ti spiega “come si fa”.

Ero molto rigido lo ammetto: il bianco era bianco, il nero, nero. Nessuna sfumatura ed avevo sempre ragione, anche quando la logica diceva che non era così. Grazie al mio modo di parlare riuscivo sempre a “ribaltare la frittata”, a “cadere sempre in piedi”.

Era il mio vanto questo…”cadere sempre in piedi…”

Questo fin verso i 38 anni…

 

Poi sono diventato Emanuele giocatore…

…è stato un passaggio rapido, ed è avvenuto quasi senza rendermene conto: qualche mille lire messa nella macchinetta di un videopoker, poi dalle mille alle cinque mila lire e poi cifre sempre più alte. Dal giocare qualche volta alla settimana sono passato a giocare tutti i giorni, spesso tutto il giorno. Velocemente i miei risparmi sono spariti e dopo i risparmi anche lo stipendio non bastava più.

I primi debiti: prima con la banca, poi una cessione del quinto dello stipendio, poi un’altra… Chiedevo prestiti uno dietro l’altro. Chiudevo un vecchio debito per aprirne uno nuovo, più alto: mi serviva per coprire il debito vecchio e sopravvivere…e poi un altro e poi un altro ancora. Ad un certo punto mi sono trovato ad avere sette debiti, tra cessioni dello stipendio, finanziarie e banche. Senza parlare dei soldi che dovevo agli amici, al dentista. Perfino al giornalaio!

Quando giochi è facile trovare il denaro. È il pensare di smettere di giocare che è difficile, ma ad essere sincero, a smettere di giocare, non ci pensavo neanche. “Smetto quando voglio”: era la cosa che mi dicevo sempre. E ci credevo anche…

Intanto però continuavo a giocare e la mia vita non esisteva più, non c’era più la moto e la sua passione, non c’erano i libri. I ragazzi della comunità non li seguivo più. Non c’era cinema, chitarra…non c’erano amori, amici, familiari. Non c’erano più feste. Nulla. Solo gioco… solo gioco.

La mia vita era solo gioco, un gioco devastante, che mi aveva lasciato sempre più solo, una solitudine a volte cercata. Non puoi avere nessuno a fianco quando giochi…Un giocare che mi aveva lasciato sempre più povero, e non solo economicamente. Povero di tutto, senza più interessi, senza rispetto per nulla e nessuno, tantomeno per me.

 

Fino a che, un giorno, mi sono reso conto di non farcela più, di non riuscire a stare dietro ai debiti, di essere stanco di mentire, di essere stufo di tutto lo sporco che c’era intorno a me, su di me. Avevo letto che il gioco era una malattia. Mi apparve evidente che ero un malato.

 

Dovevo trovare una soluzione, e dentro di me l’avevo trovata: un salto dal balcone o tanti flaconcini di “Lexotan”…questa era la mia soluzione. Ma non ne avevo il coraggio. Per fortuna…

Poi in un modo quasi fortuito, alla fermata di una autobus trovai un bigliettino attaccato alla palina, diceva: “Se hai problemi con il gioco, chiama questo numero 3491865675”.

Chiamai.

Era l’associazione Giocatori Anonimi di Torino, feci due parole con un ragazzo e subito ebbi la sensazione di essere “capito”, io parlavo e il mio interlocutore quasi finiva le mie frasi: sapeva di che cosa stavo parlando…

Decisi di andare ad una riunione.

Era il 23 ottobre del 2000.

 

 

E sono diventato Emanuele, giocatore compulsivo…

Da allora ho cominciato a frequentare Giocatori Anonimi e da allora non ho più giocato.

A Giocatori Anonimi, quando ti presenti, al nome aggiungi “giocatore compulsivo”. È un modo per ricordarti ”chi sei”, “che cosa sei”. Aggiungere quel “giocatore compulsivo” è stato facile per me: era l’accettazione che ero, sono, un malato di gioco. Sono entrato in Giocatori Anonimi distrutto, con la speranza che lì ci fosse “un qualcosa”, “una soluzione”…ed ho trovato un piccolo gruppo di persone (allora), persone malate come me che parlavano la mia stessa lingua, che capivano il malessere che il non giocare dà, la sofferenza che viene dallo stare senza giocare. Persone che avevano fatte le stesse schifezze che avevo fatto io, che avevano mentito come me, rubato come me… tradito come me…

Persone malate come me, che avevano perso il rispetto di tutto e di tutti. Come me.

E forse per questo non mi giudicavano.

Un piccolo gruppo di persone da me molto diverse, ma nello stesso tempo molto simili, persone che nonostante tutto riuscivano a sorridere, che erano serene, persone che da qualche mese non giocavano più, e che nonostante questo erano serene. Incredibile!

Ho trovato delle persone che non mi hanno mai chiesto nulla, né denaro né nulla, mi hanno solo chiesto se avevo il desiderio di smettere di giocare. Solo questo. E non era poco. Ma che mi hanno sempre dato, disponibilità, affetto, appoggio quando stavo male, che hanno gioito con me, nei momenti belli. All’inizio erano pochi per la verità, ma poi, grazie a Dio, sono stati sempre più numerosi…

Erano persone che portavano avanti un programma di recupero, “dei 12 passi”. Un programma che diceva, che mi diceva di accettare il fatto che il gioco per me è una malattia e che non mi basta la forza di volontà per non giocare.

Un programma che mi dice di cambiare gli aspetti più negativi del mio carattere, quegli aspetti che, un domani, mi potrebbero riportare a giocare.

Un programma che mi insegna ad essere onesto, che mi insegna a chiedere scusa, che mi dice che non ho nessuna verità in tasca, e che la ragione può anche essere di altri.

Che mi insegna l’umiltà, cosa difficile da accettare, e che chiedere aiuto, in un momento di difficoltà non mi sminuisce.

Un programma che mi insegna a vivere in maniera diversa da come vivevo prima. Quel modo di vivere che  quasi senza rendermene conto in pochi anni aveva devastato la mia vita, portandomi a giocare.

Un programma che mi ha fatto riscoprire una certa spiritualità, cosa completamente sparita dalla mia vita… prima.

 

A Giocatori Anonimi ho trovato persone che non mi hanno mai detto cosa dovevo o non dovevo fare, nessuno mi ha mai dato consigli... ho trovato persone che hanno condiviso con me, le loro vite, che condividono con me il loro cammino, che mi hanno fatto vedere che dal gioco si può uscire. A volte non riuscendoci, è vero, ma ripartendo sempre.

Ho trovato persone sempre disponibili, che so di poter chiamare in qualunque momento, del giorno e della notte, persone su cui veramente so di poter contare. Sempre.

Persone che mi hanno fatto vedere che uscire dal gioco si può, che non guarirò mai da questa dipendenza è vero, ma che posso fermare questa compulsione: un giorno alla volta.

Ed un giorno alla volta ci ho provato, e sto mettendo in pratica questo programma. Vado avanti da otto anni e sei mesi, ed un giorno alla volta sto ripagando i miei debiti, sto recuperando affetti, amici, amori. Ma soprattutto ho recuperato la stima verso me stesso, sto recuperando la mia vita... una vita normale, con i suoi giorni buoni e quelli no, ma pur sempre la mia vita.

La mia vita.

Una vita che ho di nuovo grazie all’opportunità che Giocatori Anonimi mi ha offerto.

La disponibilità, la comprensione, l’amore che ho trovato in Giocatori Anonimi non credo di averla mai trovata da nessun altra parte.

 

Prima ero Emanuele, poi sono diventato Emanuele giocatore e poi ancora Emanuele giocatore compulsivo...

Cosa sarò domani? Onestamente non lo so, ma spero di continuare ad essere Emanuele giocatore compulsivo e spero di aver sempre il desiderio di frequentare Giocatori Anonimi. So che frequentando Giocatori Anonimi non tornare a giocare sarà più facile.

Giocatori Anonimi è un’opportunità, è una possibilità in più e questa opportunità, che ho avuto la fortuna di cogliere, ha fatto sì che io potessi diventare Emanuele, giocatore compulsivo, una condizione che mi ha reso in questi anni sempre più sereno, spesso felice...

Lunghi anni affrontati sempre un giorno alla volta e che, un giorno alla volta, mi hanno dato la possibilità di prendere i pezzi di una vita, la mia, e ricostruirla…

 

Grazie…

 

Emanuele giocatore compulsivo.

APRILE 2009

 

 

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